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Lavoro familiare, il peso resta sulle donne: oltre quattro ore al giorno tra casa e cura





Istat: in vent’anni il divario con gli uomini si è ridotto di 55 minuti, ma la distanza rimane ampia. Nelle coppie in cui entrambi lavorano, quasi il 69% delle attività familiari è ancora svolto dalle donne

Lavoro familiare, il peso resta sulle donne: oltre quattro ore al giorno tra casa e cura –

Il divario si restringe, ma a un ritmo ancora molto lento. In Italia il lavoro familiare non retribuito continua a gravare soprattutto sulle donne, che dedicano alla gestione della casa, alla cura e alle necessità della famiglia più del doppio del tempo impiegato dagli uomini.

È il quadro che emerge dai dati Istat sui tempi di lavoro e sulle disuguaglianze di genere, che fotografano i cambiamenti intervenuti nell’arco di vent’anni, dal 2003 al 2023. Nel complesso della popolazione dai 15 anni in su, il divario quotidiano tra uomini e donne nel lavoro familiare si è ridotto di circa 55 minuti, passando da 3 ore e 22 minuti a 2 ore e 27 minuti. Una diminuzione significativa, pari al 27,2%, che tuttavia non ha cancellato una marcata asimmetria.

Nel 2023 le donne dedicano mediamente 4 ore e 21 minuti al giorno al lavoro familiare non retribuito, contro 1 ora e 54 minuti degli uomini. Il riequilibrio registrato negli ultimi due decenni è legato soprattutto alla diminuzione del tempo impiegato dalle donne nelle attività domestiche e di cura, mentre il contributo maschile è cresciuto in misura più contenuta. Tra i fattori che hanno inciso figurano anche la maggiore partecipazione femminile al lavoro retribuito e la diffusione di tecnologie ed elettrodomestici.

Anche quando entrambi lavorano, il divario resta

La distanza non scompare neppure nelle famiglie in cui entrambi i partner hanno un’occupazione. Nelle coppie di lavoratori tra i 25 e i 64 anni, nel 2023 le donne svolgono infatti il 68,9% del lavoro familiare complessivo, rispetto al 75,4% registrato nel 2003.

Particolarmente significativo il dato relativo alle fasce centrali della vita. Tra i 45 e i 64 anni, le donne dedicano al lavoro familiare quasi tre ore al giorno in più rispetto agli uomini; tra i 25 e i 44 anni la differenza è di 2 ore e 49 minuti. Proprio in queste età, quando spesso si sommano lavoro, gestione della casa e cura dei figli, l’impegno familiare femminile supera le quattro ore quotidiane.

In vent’anni qualcosa è comunque cambiato: le donne tra i 25 e i 44 anni dedicano oggi circa 50 minuti in meno al giorno al lavoro familiare rispetto al 2003, mentre nella fascia 45-64 anni la riduzione arriva a circa 70 minuti. I tempi degli uomini nelle stesse fasce d’età sono invece rimasti sostanzialmente stabili.

Il territorio fa la differenza

Anche la geografia incide sulla distribuzione dei carichi. Tra le coppie in cui entrambi i partner lavorano, l’indice di asimmetria del lavoro familiare nel 2023 è pari al 66,6% al Nord, al 68,1% al Centro e sale al 76,2% nel Mezzogiorno. Il livello di istruzione rappresenta un altro elemento importante: nelle coppie in cui la donna è laureata l’asimmetria scende al 66%, mentre supera il 71% quando possiede al massimo la licenza media.

Il quadro restituito dall’Istat mostra dunque una trasformazione in corso, ma ancora incompleta. In due decenni le distanze tra uomini e donne si sono accorciate, senza però modificare radicalmente la distribuzione del lavoro domestico e di cura.

Dietro i numeri resta una questione che riguarda non soltanto l’organizzazione della vita familiare, ma anche le opportunità professionali e il tempo a disposizione delle donne. Il riequilibrio è iniziato, ma i dati mostrano come la strada verso una condivisione più uniforme dei carichi familiari sia ancora lunga.