La candidatura alla Palma al Merito Tecnico del CONI, i successi dei ragazzi e la richiesta di un segnale concreto sull’impiantistica: “Al Galli possiamo allenarci, ma non possiamo organizzare gare”
di Giovanni Zucconi
Loredana Ricci: “Preferirei un vero campo di atletica a tutti i premi ricevuti”
È contenta e orgogliosa della candidatura alla “Palma al Merito Tecnico del CONI”. Loredana Ricci non nasconde l’emozione per un riconoscimento che premia il lavoro svolto ogni giorno insieme ai suoi ragazzi. Ringrazia il presidente della FIDAL Lazio, Fabio Martelli, che ha sostenuto la sua candidatura, e rivendica anche i risultati tecnici raggiunti dall’atletica ceretana: in una sola settimana i suoi atleti hanno conquistato tre titoli italiani.

La “Palma al Merito Tecnico” è l’onorificenza con la quale il CONI premia i tecnici che si sono distinti per i risultati ottenuti dai propri atleti, e per il contributo dato allo sviluppo dell’attività giovanile. Per Loredana Ricci non è il primo riconoscimento: nel 2018 aveva già ricevuto la Palma di Bronzo al Merito Tecnico e, nel 2019, la Quercia al Merito Atletico di primo grado della FIDAL.
Ma dietro la soddisfazione, nell’intervista che segue, emerge soprattutto una richiesta che Ricci porta avanti da anni: Cerveteri ha bisogno di un impianto di atletica adeguato. Un luogo nel quale non soltanto allenarsi, ma anche organizzare gare, raduni e iniziative capaci di coinvolgere la città. Se dovesse scegliere, non avrebbe dubbi. Rinuncerebbe ai premi ricevuti in cambio di un vero campo di atletica.
Lontano da lei ogni volontà di fare polemica. Mi ha pregato esplicitamente di allontanare ogni sospetto da questa interpretazione. Ma i sogni sono sogni. E il suo lo vuole vedere realizzato il prima possibile. Per i suoi ragazzi, e per la città di Cerveteri.
La parte più concreta arriva alla fine dell’intervista. Loredana Ricci parla da un raduno di otto giorni tra Bisceglie e Molfetta, al quale partecipano più di cento atleti. Oltre trentacinque dei quali appartenenti al gruppo di Cerveteri. Con una struttura adeguata, spiega, quel raduno si sarebbe potuto svolgere proprio a Cerveteri. Così come molte gare che oggi il Campo Enrico Galli non può ospitare.
Loredana Ricci, che cosa rappresenta per lei la candidatura alla Palma al Merito Tecnico del CONI?
“È una candidatura che mi fa enormemente piacere. L’aspetto tecnico del nostro lavoro esiste e i risultati dei ragazzi parlano chiaramente: in soli sette giorni hanno conquistato tre titoli italiani. Il grande merito è naturalmente loro, per l’impegno che mettono ogni giorno, ma credo che ci sia anche il valore del lavoro che svolgiamo insieme. Quando mi pongo un obiettivo cerco di portarlo fino in fondo, anche affrontando le tante difficoltà quotidiane.”

Il riconoscimento riguarda il merito tecnico, ma nelle nostre precedenti interviste lei ha sempre messo in primo piano anche l’aspetto umano e sociale
“Le due cose devono procedere insieme. Non possiamo guardare soltanto al risultato tecnico, perché altrimenti sarebbe un fallimento. Non tutti devono necessariamente conquistare una maglia di campione d’Italia. Per alcuni l’obiettivo è riuscire a dare il meglio di sé. Ogni ragazzo arriva al campo con il proprio mondo, e con traguardi che possono essere completamente diversi. Noi tecnici dobbiamo rispettarli, sostenerli e accompagnarli. Tengo molto anche all’impegno dei ragazzi nel sociale. È un percorso che portiamo avanti contemporaneamente, sul piano tecnico e su quello umano.”
Come hanno accolto i suoi ragazzi questa candidatura?
“Ho cercato inizialmente di tenerla un po’ nascosta e di minimizzarla. Loro, invece, sono orgogliosissimi e la notizia è uscita proprio grazie a loro. È naturale che abbiano un entusiasmo diverso dal mio: sono giovani. Io sono orgogliosa e contenta, ma a sessant’anni, dopo una vita trascorsa sul campo, oltre all’entusiasmo si comincia a chiedere anche un po’ di concretezza.”
Che cosa intende quando parla di concretezza?
“Ricevere una candidatura o un premio fa enormemente piacere. Chi non sarebbe contento? Ma poi dovrebbe seguire qualcosa che abbia un significato concreto. Io preferirei avere un campo di atletica adeguato e annullare tutti i premi ricevuti fino a oggi. Non è il primo riconoscimento che ricevo e ne sono onorata, ma vorrei che tutto questo lavoro avesse un seguito reale sul territorio, soprattutto dal punto di vista dell’impiantistica.”
A chi sente di dover dire grazie per questa candidatura?
“Il mio ringraziamento va al presidente della FIDAL Lazio Fabio Martelli, che ha sostenuto la mia candidatura. Per me è stato un grande punto di riferimento. Cerco sempre di osservare le persone più preparate e di prendere da loro tutto ciò che può aiutarmi a migliorare. Sono profondamente grata a chi crede nel mio lavoro e in quello dei miei ragazzi. Proprio per questo mi piacerebbe che a questi riconoscimenti seguisse finalmente qualcosa di concreto.”
Quindi la soddisfazione c’è, ma resta incompleta?
“La soddisfazione c’è tutta. Di riconoscimenti ne riceverei volentieri uno al giorno. Non voglio certo sminuirli. Significa che qualcuno osserva ciò che abbiamo costruito a Cerveteri, sul piano tecnico e su quello sociale. Sono orgogliosa del mio lavoro, ma sarebbe bellissimo dare un seguito ai nostri progetti. Lo sport permette ai ragazzi di vivere in un ambiente sano, di crescere e di condividere esperienze positive. Investire in una struttura significherebbe investire su di loro e sulla crescita di Cerveteri.”

Vede qualche possibilità concreta per la realizzazione di un impianto?
«È una domanda che bisognerebbe rivolgere agli organi competenti. Io sono sul campo da una vita, sempre con la speranza di vedere finalmente una luce. La speranza c’è ancora, anche se con il passare degli anni si sta assottigliando. Cerveteri occupa una posizione strategica, vicina a Roma, e potrebbe diventare un centro tecnico straordinario. Ma serve un interesse concreto anche da parte della politica.”
Quali sono i prossimi obiettivi sportivi?
“Abbiamo una ragazza convocata per i Campionati nazionali cadette, che si svolgeranno a ottobre, e diversi ragazzi convocati per le finali nazionali Under 18 di Udine. Le prospettive sono molto belle e il lavoro prosegue ogni giorno al Campo Galli, con umiltà, dedizione e passione. Gli obiettivi si raggiungono soltanto se c’è una grande passione, al di là delle qualità tecniche. Spesso non servono proclami: quando si lavora bene, prima o poi arrivano i risultati.”
In questo momento siete impegnati in un raduno fuori Cerveteri. Di che cosa si tratta?
“Siamo partiti per un raduno di otto giorni con più di cento ragazzi, oltre trentacinque dei quali appartengono al gruppo di Cerveteri. Abbiamo la base logistica a Bisceglie e utilizziamo il campo di Molfetta. Ci stiamo preparando per gli appuntamenti nazionali che ci attendono nei prossimi mesi.”
Se Cerveteri avesse avuto una struttura adeguata, avrebbe organizzato qui un raduno come quello che state svolgendo tra Bisceglie e Molfetta?
“Certamente. Avremmo potuto organizzare a Cerveteri raduni tecnici e, soprattutto, gare. Nel nostro impianto, invece, non possiamo organizzare eventi. È come avere un campo di calcio nel quale ci si può allenare, ma senza poterci mai giocare una partita di campionato. È una limitazione enorme.”

Che cosa cambierebbe per la città poter ospitare gare e raduni?
“Fare le gare a Cerveteri permetterebbe di avvicinare molte più persone all’atletica. Oggi siamo costretti ad andare sempre fuori e ci seguono soprattutto i genitori e gli appassionati. Organizzare gli eventi sul posto coinvolgerebbe anche la città e consentirebbe a tante persone di conoscere uno sport che spesso vedono soltanto in televisione. Potremmo ospitare raduni, anche nazionali, invece di essere costretti a svolgerli altrove. La posizione di Cerveteri, alle porte di Roma, renderebbe un impianto di atletica particolarmente importante. A Roma le strutture che ospitano gare sono poche. Avere qui un impianto adeguato sarebbe una cosa magnifica. È proprio questo il segnale concreto che stiamo aspettando.”









