Qualche anno fa mi capitò di parlare con una signora che mi chiese di dove fossi.
«Di Cerveteri, la culla degli Etruschi».
Mi guardò perplessa. Non conosceva Cerveteri. Quando aggiunsi che si trovava a pochi chilometri da Ladispoli, improvvisamente si illuminò: «Ah, sì! La sagra del carciofo!».
Ecco, credo che questo piccolo episodio racconti meglio di qualsiasi statistica un problema enorme. Cerveteri ha una delle più importanti testimonianze della civiltà etrusca e la Necropoli della Banditaccia, patrimonio UNESCO, una delle più grandi necropoli del Mediterraneo. Eppure, fuori dal nostro territorio, troppo spesso Cerveteri è conosciuta meno di quanto meriterebbe.
Perché?
Perché un patrimonio, per quanto straordinario, non si promuove da solo. Servono comunicazione, eventi capaci di attirare persone da fuori, collegamenti, servizi, percorsi turistici, collaborazione con operatori e attività commerciali. Serve soprattutto una strategia.
E invece abbiamo una città di circa 40.000 abitanti che sembra vivere il proprio patrimonio come se fosse quasi un fastidio, anziché come una straordinaria opportunità.
Gli eventi estivi? Troppo spesso sembrano pensati per un pubblico ristretto, senza una vera capacità di intercettare il turismo e di portare persone da fuori.
La pubblicità del territorio? Praticamente inesistente.
E la Necropoli?
Un sito che dovrebbe essere il nostro principale biglietto da visita, lasciato troppo spesso a se stesso, senza quella valorizzazione e quella cura che un patrimonio UNESCO meriterebbe. E qui viene il punto più amaro. Non stiamo parlando di un’amministrazione appena insediata. Da circa quindici anni, con continuità politica e amministrativa, chi governa questa città ha avuto tutto il tempo per costruire una vera politica di promozione territoriale.
Quindici anni sono tanti.
Sono abbastanza per cambiare il volto di una città, costruire una rete turistica, far conoscere un territorio, creare un marchio, organizzare eventi di richiamo nazionale, valorizzare seriamente il patrimonio archeologico. E invece Cerveteri continua a essere una realtà che, paradossalmente, deve spiegare agli altri quanto sia importante.
E forse dovremmo smettere anche di contrapporre i residenti del centro storico alla “gente da fuori”.
Perché se vogliamo che il nostro centro storico viva, che le attività commerciali lavorino, che i giovani abbiano opportunità e che il patrimonio archeologico produca ricchezza per la comunità, abbiamo bisogno proprio di quella gente da fuori. Il turismo non è un’invasione.
È una risorsa, se viene gestito bene. Il vero problema non è chi viene a Cerveteri. Il problema è che troppo spesso nessuno sembra preoccuparsi di far venire qualcuno.
Abbiamo una storia millenaria, un patrimonio archeologico straordinario e un sito UNESCO. Non ci manca qualcosa da raccontare. Ci manca qualcuno che abbia davvero voglia di raccontarlo.
E dopo quindici anni, forse, sarebbe legittimo chiedere agli amministratori: quanto ancora dobbiamo aspettare prima che Cerveteri venga finalmente promossa per quello che è, invece di essere semplicemente amministrata?
Lettera firmata – Daniela Rossi









