Il giovane raggiunto da un colpo d’arma da fuoco perse la vita a casa della sua fidanzata, Martina Ciontoli. Lo scorso anno la Cassazione ha condannato definitivamente la famiglia Ciontoli
Cerveteri: sette anni fa moriva Marco Vannini –
Ancora una volta lo sguardo di due città, in questo giorno particolare, si volge in alto verso il cielo, alla ricerca di sorriso che da sette anni si può solo immaginare. Quello di Marco Vannini.

Sono infatti trascorsi sette anni dalla notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 quando il giovane, appena ventenne, di Cerveteri, perse la vita a casa della sua fidanzata, a Ladispoli. à
La sera del 17 maggio Marco decide di restare a casa della sua fidanzata, Martina. Qui, mentre si trova in bagno, il padre della ragazza, Antonio Ciontoli, entra per prendere una pistola riposta in una scarpiera. Marco sta facendo una doccia. Vorrebbe vedere la pistola, come racconta Ciontoli e così lui, per gioco, come raccontato più volte anche ai giudici, prende l’arma pensando che fosse scarica la punta verso Marco ed esplode un colpo ferendolo al braccio.
Da quel momento sono trascorsi 40 minuti prima della prima chiamata al 118. A parlare la prima volta è Federico, figlio di Antonio Ciontoli e Maria Pezzillo. Federico parla di un ragazzo che si è spaventato per uno scherzo. Poi passa la cornetta alla madre che però chiude la chiamata perché dall’altra stanza qualcuno dice che Marco si stava riprendendo.
Poco dopo la mezzanotte arriva un’altra telefonata. Questa volta a chiamare è Antonio Ciontoli che racconta di un ragazzo scivolato dentro la vasca e che si è ferito con la punta di un pettine al braccio e si è spaventato.
Arriva l’ambulanza, ma solo quando Marco arriva al Pit, Antonio Ciontoli parla di un colpo d’arma da fuoco. Viene chiamato l’elisoccorso per trasportare Marco in un ospedale romano ma purtroppo, alle 3 del mattino, il suo cuore smette di battere.
E dopo sei anni di dura battaglia nelle aule di tribunale, lo scorso anno la sentenza di condanna della famiglia Ciontoli. La Cassazione ha condannato il capofamiglia, Antonio Ciontoli a 14 anni di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale. La moglie e i due figli dovranno scontare invece nove anni e quattro mesi per concorso in omicidio volontario.









