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Roberto Paolini: “Il Cratere di Eufronio merita un pubblico importante. Lasciamolo in affitto per quattro mesi all’anno in un grande museo”

La nostra intervista al ceramista di Cerveteri

di Giovanni Zucconi

Intervistare Roberto Paolini è sempre un privilegio. Ed è sempre più difficile. Questo perché la sua attività quotidiana per realizzare le splendide riproduzioni che possiamo ammirare nel suo negozio è solo la punta di un iceberg. Ormai è un artista conteso e ricercato dai musei o dagli espositori di mezzo mondo. Ma anche questa volta è riuscito a trovare un po’ di tempo per concederci l’intervista che segue.

Un’intervista che vi suggerisco di leggere finoin fondo se volete capire perché un ragazzo cerveterano, che nasce come uno dei tanti bravi artisti che ci sono a Cerveteri, sia diventato di fatto il punto di riferimento, possiamo dire mondiale, per le riproduzioni, non solo artistiche, della ceramica antica. Perché, spero che emerga bene dall’intervista, Roberto non ha solo il necessario e scontato talento artistico. Paolini è una testa pensante che concilia l’imprenditoria con l’arte, e le tecniche antiche per esprimerla. È un artista-tecnico-imprenditore in grado di trattare e affascinare con le sue proposte personaggi del calibro di Sean Hemingway, il curatore del Metropolitan Museum di New York.

Roberto Paolini: “Il Cratere di Eufronio merita un pubblico importante. Lasciamolo in affitto per quattro mesi all’anno in un grande museo”
Roberto Paolini

Ed era proprio da qui che volevo far partire l’intervista. Volevo raccontare la storia di come un vaso, che ha rappresentato, per decenni, nel bene e nel male, soprattutto nel male, la storia di Cerveteri, si sia trasformato, ritornando a New York, in un prestigioso ambasciatore della nostra città. Un ambasciatore finalmente senza macchie e fiero di rappresentare la nostra cultura. Un ambasciatore che ha vissuto un doppio ritorno. Il primo nella sua città d’origine, e il secondo, grazie a Roberto Paolini,nella città che l’aveva sì adottato illegalmente, ma che lo ha amato, coccolato e reso famoso.

Immagino che tu sappia che il Cratere di Eufronio ha dato origine ad una sorta di maledizione per Cerveteri. Dopo che, negli anni ’70, è stato venduto illegalmente per un milione di dollari al Metropolitan Museum di New York, si è ancora di piùscatenata l’attività dei tombaroli nelle nostre aree archeologiche. Questo ha dato inizio a una delle pagine più brutte della Cerveteri recente. Il Cratere di Eufronio rappresenta sicuramente un vanto per Cerveteri, ma si porta dietro anche delle ombre. Tu che ne pensi?

“Ha sicuramente contribuito ad aumentare gli scavi clandestini. Alla ricerca disperata di un pezzo altrettanto importante. Se ne è parlato tanto. Forse troppo.Ma, secondo me, non si può parlare di una maledizione partita dal Cratere di Eufronio. Per me parte tutto molto prima. E ce l’ho per come sono state gestite le cose. Sia dopo che è stato scoperto il Cratere, ma soprattutto prima che fosse stato trovato. Per me i danni più grossi sono stati fatti prima. Quando era possibile che dei signorotti potessero scavare a Cerveteri, e poi rivenderequello che trovavano ai musei più importanti del mondo. O alle grandi collezioni private.È vero che molto di quello che vediamo nei musei proviene dal mercato nero. Ma molto è stato venduto legalmente da chi ha potuto scavare legalmente a Cerveteri.E che poi si è rivenduto, per esempio, le Lastre Boccanera al British o le Lastre Campana al Louvre.”

Senza togliere le colpe ai tombaroli, che le hanno tutte, la tua analisi è sostanzialmente corretta

“Anche quello che è successo prima è sbagliato. C’è stato un periodo nel quale a Cerveteri hanno fatto le cose di nascosto. Con le attenuanti della povertà e della disperazione. Ma c’è stato un periodo dove queste cose accadevano legalmente alla luce del sole. In un sistema che te lo consentiva. Quando vediamo la foto di un reperto di provenienza Cerveteri che si trova in un qualsiasi museo del mondo, dobbiamo pensare che si trova lì non solo per colpa dei tombaroli, ma anche di un sistema sbagliato che lo ha permesso. E questo vale per la maggior parte delle cose belle di Cerveteri esposte all’estero.”

Quindi non sei d’accordo che il Cratere di Eufronio sia stata una maledizione per Cerveteri

“Diciamo che è stato la continuazione di una maledizione che era già iniziata anni prima.”

Come è nata l’idea di donare la tua riproduzione al Metropolitan Museum di New York? Te lo hanno chiesto loro?

“E’ una storia particolare. Il Museo di Ferrara doveva fare un prestito al Metropolitan, che sarebbe dovuto durare ben quattro anni. Puoi capire che, anche se il Museo di Ferrara è pieno digrandi capolavori, privarsi per quattro anni di un vaso importante, lasciando la vetrina vuota non è bellissimo. Quindi il Direttore del Museo di Ferrara mi contatta per chiedermi se io fossi in grado di realizzare una copia 1 a 1 di questo vaso. Io naturalmente gli dissi di sì.”

E ti hanno commissionato il vaso?

“Non loro. Il Museo di Ferraradisse al Metropolitan che avrebbero concesso il prestito solo se loro mi avessero commissionato una copia che poi a Ferrara avrebbero usato in sostituzione nei quattro anni.”

Sei stato quindial centro di una trattativa internazionale

“Esatto. Mi contatta quindi Sean Hemingway, un curatore del Metropolitan, per chiedermi la conferma che avrei potutoportare a termine quel lavoro.Eper avere il preventivo.Gli mando il preventivo e accettano la proposta. Poi naturalmente vado a Ferrara, e faccio tutte foto al vaso, e prendo le misure dell’originale. Coincidenza ha voluto che in quel periodo io dovessi andare a New York per una mostra mia privata.Invito quindi Hemingway alla mia mostra. Che accetta.”

Scommetto che avevi con te la riproduzione del Cratere di Eufronio

“Si, faceva parte delle opere esposte. Avevo visto il curatore del Metropolitan sempre molto disponibile e gentile. Poi mi avevano commissionato un lavoro importante. In quel momento ho deciso che non lo avrei riportato a Cerveteri. Che lo avrei lasciato lì a New York. Ho quindi chiesto a Hemingwayse potevo donare al Metropolitan la mia copia del Cratere di Eufronio.”

Roberto Paolini: “Il Cratere di Eufronio merita un pubblico importante. Lasciamolo in affitto per quattro mesi all’anno in un grande museo”
Roberto Paolini

E lui naturalmente ha accettato

“Era esterrefatto dalla mia proposta. Era contentissimo. Ha girato la mia proposta al Direttore del Metropolitan, che ha subito accettato.”

Una domanda è d’obbligo. Perché hai donato la tua copia del Cratere di Eufronio, quasi in segno di affetto, al museo che aveva ricettato l’originale, anche se sapeva che era stato trafugato a Cerveteri?

“Io di ogni cosa guardo sempre il lato positivo. E quindi ho pensato che, se il Metropolitan non si fosse comprato il Vaso di Eufronio, adesso sicuramente stava a casa di qualcuno. Come il terzo Sarcofago degli Sposi. E quindi, paradossalmente, è grazie a loro che il Vaso di Eufronio è esposto a Cerveteri. Se stava in casa di qualche privato, noi adesso non ce l’avevamo quel vaso.”

In effetti il cratere è diventato famoso perché stava esposto lì.

“Quindi sì, hanno sbagliato, assolutamente. Hanno sbagliato. Hanno pagato. Ma ci hanno tenuto al sicuro per tantissimi anni l’originale.”

È curioso pensare che questosia il secondo ritorno del Cratere di Eufronio. Il primo quando è tornato a casa a Cerveteri. Il secondo adesso che è tornato, anche se solo come copia, nel luogo che lo ha ospitato e protetto per tanti anni. E che lo ha fatto diventare famoso. È stato un po’ come un ritorno dopo un ritorno.

Ma soprattutto adesso il vaso, grazie a te, è finalmente un vero ambasciatore della cultura ceretana. Prima era solo un ambasciatore della parte peggiore di Cerveteri. Un esempio dell’arte predatoria dei nostri concittadini. Adesso è un grande esempio della capacità della nostra città di produrre arte sopraffina.Sei d’accordo?

“Sicuramente fa fare bella figura al paese di provenienza. Anche perché è stato donato. Il gesto fa capire che noi non ce l’abbiamo con loro. Un modo per ringraziarli per averlo tenuto al sicuro e valorizzato. Prima quando c’era l’originale non credo che neanche ci fosse scritto “di provenienza Cerveteri”. Quindi non era un ambasciatore vero e proprio.”

Da quello che mi hai detto fino a questo momento, mi sembra di capire che in fondo non pensi che,quando il Cratere era esposto al Metropolitan, si trovasse del tutto nel posto sbagliato

“Forse sarò un po’ polemico, ma ho visto personalmente quanta importanza danno ad ogni oggetto. Sono sincero… Io in ogni sala in cui sono entrato ci avrei visto il Vaso di Eufronio. Messo bene, con una bella bandiera tricolore, con scritto Cerveteri a caratteri cubitali.È vero, il vaso è tornato qui, e sta al suoposto. Sono contento. È bellissimo, e quando voglio lo vado a vedere. Ma, secondo me, deve essere valorizzato di più. Non parlo di quello che fa il nostro Museo o il Parco. Non è colpa di nessuno. È il sistema che è sbagliato. Un vaso così importante merita un pubblico importante.”

Quello del Metropolitan di New York, per esempio?

“Un pubblico importante, dove esso sia. Lì vedevi centinaia di persone in ogni sala.Sale luminose e teche pulite. E allora pensavo: “Il vaso è nostro, voi dichiarate che il vaso è italiano di Cerveteri.Ve lo tenete quattro mesi all’anno e ci pagate l’affitto. E gli altri otto mesi lo esponiamo in Italia. Ma in quei quattro mesi farebbe il boom di visite. Lo vedrebbero visitatori di tutto il mondo. E saprebbero che viene da Cerveteri.Dove potrebbero visitare la Necropoli dove è stato trovato.”

Devo dire che, quando è tornato in Italia, parecchia gente la pensava come te. Pensava che lì almeno fosse esposto in una vetrina prestigiosa. Sai dove esporrannoadesso il tuo Cratere di Eufronio al Metropolitan?

“E’ già esposto nel Dipartimento di Arte Greco-Romana, a scopo didattico. È esposto al pubblico, specialmente agli studenti. C’è scritto chi l’ha donato… Quando è stato aperta la cassa con il vaso, e l’ha aperta personalmente Hemingway, che ricordo è il nipote di Ernest Hemingway, c’erano una decina di persone che non immagini come guardavano il mio vaso. E intorno avevano i tesori più belli del mondo.Ma avevano paura di toccarlo… Mi chiedevano: “Lo possiamo toccare?”. L’altra curatrice del Metropolitan mi ha detto: “Roberto, tu ci hai fatto un regalo esagerato. Per noi è sempre un grande problema avere dei permessi per accedere ai vasi che sono esposti per studiarli.”

Ci sono diversi cosiddetti “falsari” di Cerveteri, che si vantano che loro riproduzioni sono esposte,scambiate per originali, in diversi musei del mondo. Tu sei l’unico che può vantarsi alla luce del sole di avere una tua opera esposta addirittura al Metropolitan di New York

“Sicuramente non ce l’ho uno “vero” mio, ma ne ho qualcuno, in diversi musei, esposto come una mia opera. E lo possono anche leggere sulla vetrina. Certo che ce ne sono tanti falsi in giro esposti come veri nei musei. Prima c’era un mercato esagerato. Se un vaso lo faceva un falsario bravo, era difficile capire che non era originale. E poi, anche se lo scoprivano dopo, a quel punto facevano finta di niente.”

Dove sono anche esposte le tue opere?

“Ne ho esposte a Villa Giulia, a Ferrara, e in diversi musei italiani. E ne ho anche un paio esposti al British Museum.”

Quello che hai fatto per il Museo di Ferrara, non potremmo replicarlo anche in altre parti d’Italia. E, soprattutto, non potremmo replicarlo a Cerveteri?

“E’ sicuramente un discorso che potremmo fare per determinati pezzi importanti. Io sono convinto dell’utilità delle mostre temporanee. In un museo più le opere esposte al pubblico cambiano, e più attiri visitatori. Certo che lo possiamoreplicare anche a Cerveteri. Il museo può scegliere le opere che vuole esporre temporaneamente sulla base di un tema prefissato. In condizioni normali il museo dove si trovano esposte le opereoriginali non le darà mai in prestito per un lungo periodo. E sei costretto a fare una mostra di una settimana. Ma se gli offri una copia perfetta che possa essere esposta al posto dell’originale, tu puoi organizzare una mostra temporanea anche di qualche mese.

Però non nascondiamoci la difficoltà di procedere in questo modo. Bisogna studiare bene l’operazione. C’è bisogno di tempo e di fondi.”

Ultima domanda. Lo sai che io ho sempre il sogno di creare a Cerveteri un museo, anche diffuso se fosse possibile, con le copie di tutte le opere uscite dalle Necropoli di Cerveteri, e che sono esposte, legalmente o no, nei musei di mezzo mondo. Secondo te, si potrebbe fare?

“Certo che si potrebbe fare. Ma dobbiamo puntare sui privati. Che sanno trasformare in un business questo tipo di esposizioni. Con il pubblico diventa tutto più complicato. Io holavorato in due esempi di questo tipo in Corsica. L’ultimo è quello di una delle cantine più famose della Corsica. Il proprietario ha dismesso mezza cantina e l’ha fatta diventare un museo che contiene le riproduzioni delle più importanti opere che hanno come tema il vino e il commercio del vino. Ci puoi trovare riproduzioni di opere prestigiose. Hanno creato un percorso, anche didattico, che attira molti visitatori e studenti. Potremmo farlo benissimo anche noi. Dobbiamo trovare qualcuno che ci voglia investire sopra. Possiamo creare a Cerveteri un museo con le riproduzioni delle nostre opere esposte nelle diverse collezioni nel mondo.”