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Roberto Paolini: “a Cerveteri produrre falsi facendoli passare per originali era più redditizio che produrre e vendere opere artistiche di qualità”





Roberto Paolini: “a Cerveteri produrre falsi facendoli passare per originali era più redditizio che produrre e vendere opere artistiche di qualità” –

di Giovanni Zucconi

Roberto Paolini: “a Cerveteri produrre falsi facendoli passare per originali era più redditizio che produrre e vendere opere artistiche di qualità”

Roberto Paolini è ormai universalmente considerato un’icona nobile di Cerveteri. Di questo siamo tutti fieri ed orgogliosi. A mia memoria, oltre a personaggi legati al mondo dello sport, non mi vengono in mente Cerveterani il cui nome sia stato evocato e richiesto così frequentemente al di fuori dei confini comunali o nazionali.

Credo sia superflua qualsiasi presentazione. Roberto Paolini è ormai quotidianamente conteso dai musei di mezzo mondo, dalle produzioni cinematografiche e televisive, dagli organizzatori di eventi, dai giornalisti, dalle riviste specializzate e ultimamente anche dalle Università. Mentre scriviamo sta lavorando, negli Stati Uniti, con professori italiani e americani, all’interno dell’Università di Tucson, in Arizona, su un importante progetto di archeologia sperimentale.

Ma chi legge Baraonda sa che non ci fermiamo alla superficie quando analizziamo un fenomeno. E Paolini è, a tutti gli effetti, un vero fenomeno culturale. I nostri lettori sanno che proviamo a farci sempre delle domande che altri non fanno. E in questo caso, la domanda provocatoria a cui cercheremo di rispondere insieme a Roberto è: “Perché, se il mondo aveva così fame e bisogno di un personaggio come Paolini, a Cerveteri, o in una qualsiasi città dell’Etruria, non è emerso prima?”

Non si accettano risposte semplici, o che fanno riferimento solo all’enorme talento di Roberto. Se avrete la pazienza di leggere l’intervista fino in fondo, una mezza idea della risposta corretta ve la farete sicuramente. Inoltre, se pensate che Roberto Paolini è un grande Cerveterano solo perché è un bravo ceramista, alla fine dell’intervista cambierete sicuramente idea. E se vi capiterà di leggere in qualche manuale universitario il suo nome, saprete che non ci è arrivato per caso…

Roberto (non farò finta di usare il Lei in questa intervista), cominciamo con una domanda a cui spero risponderai sinceramente. A Cerveteri ci sono tanti bravi artigiani ceramisti. Qualcuno è stato sicuramente anche tuo maestro, immagino. Perché solo tu sei emerso così prepotentemente? Perché, dal punto di vista commerciale, a Cerveteri c’è solo la tua attività?

“Sembra una domanda strana, ma in effetti dietro c’è un mondo. Sono emerso solo io perché questo è un lavoro che è sempre stato fatto fondamentalmente di nascosto. Perché non c’era la cultura di promuovere questo tipo di arte. L’intento di chi l’ha fatto per primo, o durante l’epoca d’oro dell’archeologia etrusca, era quello di fare passare le proprie opere come originali. Naturalmente non sto parlando dei maestri ceramisti, anche bravissimi che abbiamo anche oggi a Cerveteri, che si sono sempre approcciati a questa arte solo per passione. A livello amatoriale e hobbistico. Che sono anche amici tuoi.”

Anche il tuo maestro?

“Il mio maestro è morto da tempo. Ma sicuramente non si sarebbe fatto intervistare da te. (sorriso). Ma c’è ancora della gente alla quale non starà bene quello che sto facendo.”

Sei d’accordo anche tu quindi che con te c’è stato un cambio di mentalità, e che potevano esserci altri che potevano emergere prima di te

È vero. Tutti lo potevano fare. Ma non te lo devo dire io che una riproduzione venduta come riproduzione ha un valore, e una riproduzione venduta come originale ne ha un altro. I profitti sono diversi.”

Vorrei allargare il perimetro del ragionamento, mettendo in evidenza il fatto che il “fenomeno Paolini” non è circoscritto a Cerveteri. Non voglio esagerare, ma sembrerebbe che “il mondo” stesse aspettando un personaggio come te. Un artista come te. Tu sei ricercato da musei di mezzo mondo. Da Università. Da produzioni televisive e cinematografiche. Per non parlare delle interviste. Anche su riviste internazionali. Veramente sembra che prima di te ci fosse solo il deserto.

“Su questo tema Cerveteri non è paragonabile al “mondo”. Penso che a Cerveteri ci sia stata una condizione diversa rispetto ad altri posti. Che ha potuto creare artigiani come il mio maestro, per esempio. Un conto essere un bravo artigiano che si è formato solo sui libri. Un conto aver potuto toccare gli originali.”

Spiegati meglio

“I falsari di Cerveteri creavano le loro opere con gli originali davanti. Tutti lo sappiamo che andava avanti così. Sappiamo che c’era una grossa richiesta di originali. La richiesta del mercato era alta e non bastavano quelli che i tombaroli ritrovavano nelle tombe. E quindi si sono inventati la produzione dei falsi “originali”. I profitti erano alti. E quando i profitti sono così alti, la mente lavora e ti fa crescere l’ingegno e la tecnica. Alla fine, ci riesci a realizzare un vaso falso che sembra un vero vaso etrusco. Cerveteri è famosa per gli scavi clandestini. Giravano tanti vasi originali etruschi. E più vasi giravano, e più i falsari potevano imparare a farli meglio.”

Provo a tradurre. È come se nel Rinascimento, i vari Michelangelo, Raffaello, Leonardo, si fossero limitati a vendere le copie delle opere di Giotto spacciandole per originali, senza vendere le proprie opere. Non avremmo avuto il Rinascimento italiano. Così come non abbiamo mai avuto un “Rinascimento cerveterano”. Che ci sarebbe potuto essere considerando i talenti artistici che abbiamo avuto. Poi cosa è successo dopo questo periodo che poteva essere d’oro per Cerveteri?

“A un certo punto si è deciso che il mercato degli originali dovesse finire. Sapevano tutti come funzionava quel mercato. Che i musei, quando acquistavano, chiudevano un occhio. Sapevano tutto tutti. Ma finito il mercato degli originali, si è fermato anche il mercato del falso. Quello era un mercato del falso. Il mio è un mercato della riproduzione.”

È una differenza importante

“A me da fastidio quando mi dicono che non comprerebbero mai un vaso falso. Un vaso è falso quando te lo vendo per vero. Ma quando un vaso fatto da me, te lo vendo come opera d’arte, la parola “falso” deve proprio essere cancellata.”

Stavi dicendo del mercato degli originali che a un certo punto finisce. E cosa succede ai falsari?

“Se finisce il mercato degli originali, anche il mercato dei falsi finisce. Chi lo faceva solo per soldi, ha lasciato perdere.”

Ma perché non si sono riconvertiti a produrre riproduzioni artistiche, visto che ne avevano la capacità?

“Perché il mercato non tirava più. Sono cambiati i tempi. Ma è stato proprio in quel momento che io ho cominciato a produrre riproduzioni artistiche. Quando io ho deciso di farlo come lavoro, la maggior parte delle persone a cui l’ho detto mi hanno preso per matto. Mi dicevano che il mercato era finito e che non si sarebbe venduto più nulla. Ma non avevano capito che il mercato non era finito. Il mercato era cambiato. Era finito solo quello dei falsari.”

Immagino che tu abbia avuto difficoltà agli inizi

“Nei primi anni ho dovuto combattere per fare capire alla gente che un vaso realizzato da un artista contemporaneo, e non venduto come originale, non era un falso. Dietro ci sono anni e anni di studi, di sperimentazioni, di prove e di sbagli. Come fai a chiamarlo un semplice vaso falso? Non si rendevano conto di quanta sperimentazione c’era dietro. Nel mio caso non trovo in commercio neanche i materiali che mi servono per creare qual vaso. Devo andare a cercare le terre, le argille. Devi cercare la terra per fare la vernice e le setole per fare i pennelli. È tutta, tutta una sperimentazione continua su ogni sfaccettatura in questo tipo di arte. Dietro ogni particolare c’è uno studio esagerato.”

Da quello che posso capire non ti piace fare delle copie

“Io adesso le copie le faccio solo su commissione. Ormai ho uno stile e una visione mia. Per me è quasi una forzatura fare una copia. Il paragone che faccio sempre io è come se a Eufronio gli chiedevi il vaso di un altro ceramografo di quel tempo (sorridendo). Ti avrebbe detto: fattelo fare da lui. Certo poi le copie le faccio. Ma mi diverto di più a fare le cose di testa mia.”

Hai ancora molto da imparare in questo mestiere?

“Ho iniziato a 12 anni. Adesso ho 36 anni. Quindi ho 24 anni di esperienza. Ma il bello di questo mestiere è che non si finisce mai di imparare. Per esempio, in questa mia collaborazione con le Università di Torino e di Tucson, sono riuscito a mettere in pratica delle teorie che avevo, ma che non avevo mai messo in pratica perché non mi servivano per il mio lavoro. Vado sempre di corsa e non riuscivo mai a sperimentarle. Adesso sono stato costretto a sperimentare perché devo andare lì a dimostrare determinate cose. Mi ci sono messo sotto, e tutto quello che avevo come teoria in testa, si è realizzato. Quindi vado in Arizona pronto per affrontare la sperimentazione che mi hanno chiesto. Negli ultimi due mesi ho imparato quello che in 24 anni non ero riuscito a imparare.”

Ecco perché non trovavi tempo per farti intervistare da me… Parlami di quello che andrai a fare in Arizona

“Il progetto a cui parteciperò consiste nel cercare di capire, sulla base degli studi fatti fino ad oggi, e su quelli che faremo utilizzando nuove tecnologie, come realizzavano i vasi. Da zero, a quando usciva dal forno. Hanno molte teorie, e cercavano qualcuno che le mettesse in pratica.”

Teorie tutte corrette?

“Tante no. Qualcuna glielo già smontata (sorridendo). Starò lì due settimane e faremo tantissimi esperimenti. Ho già spedito tutto quello che serve: argille, vernici e pennelli.”

Dopo tutti questi successi quale è il tuo sogno?

“Di fare solo 4 o 5 vasi in un anno, ma come dico io. Che venga qualcuno e mi chieda di concentrarmi su un pezzo unico, e di fare un capolavoro. Che mi dica “Mi fido di te. Il budget c’è. Vai e divertiti”. In 24 anni mi è successo solo due volte.”

La tua clientela è internazionale immagino

“Si. Attualmente ho due ordini da due americani che farò appena ritorno. Ma il mio primo Vaso di Eufronio ce l’ha un Cerveterano, e sta a Cerveteri. E questo mi fa molto piacere.”

Roberto Paolini: “a Cerveteri produrre falsi facendoli passare per originali era più redditizio che produrre e vendere opere artistiche di qualità”