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Pronto soccorso, via i codici a colore: arrivano i numeri

Si va dal numero 1 (il più grave) al numero 5. L’attesa massima sarà di 8 ore. La presa in carico e la disponibilità dei letti per il ricovero sarà affidata a un “bed manager”

Pronto soccorso, via i codici a colore: arrivano i numeri –

Via i codici a colori (bianco, verde, giallo e rosso).

Arrivano i numeri: da uno (il più grave) al numero cinque.

Cambiano le “linee guida” per il Pronto soccorso.

Il nuovo modello, redatto dal Ministero della Salute, sono state inviate a tutte le Regioni d’Italia.

Per il Ministero, la nuova codifica “consente di focalizzare l’attenzione sulle condizioni cliniche che rientrano nell’ambito dell’urgenza differibile, individuando l’ambito delle patologie da definire come urgenza minore”.

L’uso del codice di priorità serve solo “per l’individuazione della priorità di accesso alle cure e la presa in carico del paziente avviene al Triage e non coincide necessariamente – spiegano sempre dal Ministero – con l’inizio della visita medica”.

I tempi di attesa in Pronto Soccorso non dovranno superare al massimo le 8 ore “anche nel caso di presentazioni cliniche in aderenza a quanto evidenziato nella letteratura internazionale”.

Una figura di particolare rilevanza all’interno del documento è rappresentata dal Bed Management.

Sarà questa figura a doversi occupare di:

  1. Verificare in tempo reale la disponibilità dei posti letto, o indicare i tempi di ricovero attraverso un sistema di relazione continuo con le UUOO, supportato da un cruscotto per il monitoraggio.
  2. Verificare la programmazione delle dimissioni e della continuità delle stesse nell’arco di tutta la settimana e organizzare un sistema di dimissioni verso altri setting assistenziali (riabilitazione, ospedali di comunità, Rsa, …)
  3. Insieme alla Direzione Sanitaria, procede al monitoraggio della durata della degenza dei pazienti. Sviluppare un sistema di presa in carico precoce delle “dimissioni difficili” sin dal momento del ricovero
  4. Monitorare i percorsi dei pazienti considerati “frequent use/anziani fragili e socialmente difficili

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