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«Omicidio Vannini, ora i Ciontoli ci dicano finalmente tutta la verità»

L’avvocato Celestino Gnazi: «Una verità vera, completa, non l’abbiamo avuta e non l’avremo mai»

«Omicidio Vannini, ora i Ciontoli ci dicano finalmente tutta la verità» –

La famiglia Ciontoli sta ormai scontando la condanna per omicidio in carcere e dal legale della famiglia Vannini, l’avvocato Celestino Gnazi arriva l’appello: «Spero che i condannati nel loro percorso di recupero – ha detto a Cambia il Mondo di Fabio Bellucci – ci dicano finalmente tutta la verità per consentire ai genitori di essere più sereni».

«Omicidio Vannini, ora i Ciontoli ci dicano finalmente tutta la verità»
«Omicidio Vannini, ora i Ciontoli ci dicano finalmente tutta la verità»

Nonostante, infatti, la Cassazione abbia confermato le condanne a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale per il capofamiglia e a 9 anni 4 mesi per i due figli Federico e Martina e la moglie Maria Pezzillo, una cosa appare certa: tutta la verità su cosa sia successo la notte tra il 17 e il 18 maggio in quella villa in via Alcide De Gasperi a Ladispoli, ancora non è emersa.

«Non c’è una verità oggettiva», ha sottolineato Gnazi. «Ci hanno detto loro cosa è successo. Parole piene di contraddizioni, menzognere. Questo dice la sentenza. Una verità vera, completa, non l’abbiamo avuta e non l’avremo mai». E a sperare che la famiglia Ciontoli, lì da Rebibbia, possano finalmente dire cosa sia realmente successo, è anche mamma Marina.

«Spero che riescano a liberare le loro coscienze anche se – ha proseguito Marina – non crederei più a quello che dicono. La verità me l’avrebbe potuta raccontare solo Marco. La giustizia però – ha proseguito ancora – ha fatto il suo percorso».

Un percorso che ha portato alla condanna della famiglia Ciontoli e che ha permesso a mamma Marina e papà Valerio di portare a Marco quel mazzo di fiori rappresentativo della giustizia finalmente fatta: «Per la prima volta sono riuscita a guardare la sua foto, guardandolo negli occhi e dicendo che “giustizia è fatta”. Finalmente è libero e lo possiamo lasciare andare».

«Il mio stato d’animo è sicuramente più tranquillo, più sereno, perché fino a quando non hai il risultato finale, come in una partita, non sai se hai vinto. Ora siamo sicuri del risultato», ha detto papà Valerio che però precisa: «Non siamo contenti perché alla fine non c’è nulla da essere contenti. Noi abbiamo perso un figlio, loro la libertà».

E i genitori di Marco puntano i riflettori anche sulla presenza di Martina all’udienza in Cassazione: «Il messaggio che volevano far arrivare (lei e Federico, ndr) era quello che lì c’erano due ragazzi giovani. Però quei due ragazzi giovani – ha detto Marina Conte – hanno contribuito a far morire Marco, anche lui giovane. Aveva 20 anni».

La pensa così anche Valerio Vannini: «Ho voluto molto bene a Martina» e ricorda come la ragazza si sia presentata in tribunale in questi sei anni solo due volte. La prima senza «degnarci di uno sguardo» mentre questa volta al Palazzaccio «lo cercava». «Io le ho voltato le spalle – ha detto Valerio – perché non meritava niente. Da lei mi aspettavo molto di più. Le abbiamo dato tutto e non ci ha dimostrato il suo affetto. È solo venuta a fare la parte, per far vedere che erano due giovani. Marco era ancora più giovane – ha continuato Valerio – La differenza è che loro ora stanno in carcere e poi potranno rifarsi una vita, a Marco la vita gliel’hanno tolta».

Intanto l’avvocato Gnazi ha anche commentato le parole dei colleghi, i difensori della famiglia Ciontoli: «Quello che non accetto è che si dica che sia stata una sentenza guidata dai giornali e dalle televisioni, scritta dai media che se ne sono occupati. Addirittura si parla di tele-guistizia. Sono dichiarazioni che hanno veramente poco senso. La sentenza – ha proseguito ancora Gnazi – è stata scritta da giudici straordinari come è facile desumere dalle carte».

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