fbpx
 
CittàCultura

L’incredibile scoperta del tumulo Martini Marescotti a Monte Abatone

L’incredibile scoperta del tumulo Martini Marescotti – di Ercole Zapicchi

Nella precoce primavera del !961 il caldo cominciava a farsi sentire.

Irrilevante il conforto che il leggero vento di ponente,appena levatosi dalla sottostante vallata, ci procurava.

Sdraiati sul prato della verdeggiante campagna di Monte Abatone osservavamo la distesa di asfodeli color ramarro che ,con i loro fiori ad alberello, sembrava dondolassero.  

Avevamo da poco terminato il lavoro in una piccola tomba etrusca che, comunque, ci aveva restituito un cospicuo corredo di materiale archeologico .Una delle ultime tombe ritrovate nella lunga campagna di scavo effettuata a Monte Abatone dalla fondazione Lerici. 

Il resto della squadra si era già trasferito alla Banditaccia portandosi appresso tutti i macchinari per effettuare i sondaggi elettrici e magnetici.

Io ed un mio collega rimasti per ultimare i lavori,aspettavamo che qualcuno ci venisse a prelevare.

Guardavo gli oggetti ritrovati lì davanti a me e l’occhio mi cadeva spesso su due piccoli vasi dipinti a figure nere: era strano trovare in quella zona vasi di quel periodo ( forse VI secolo a.C.) dato che lì vi erano tombe molto piu’ antiche. Così incominciai a domandarmi se intorno potessero esserci altre tombe di quel periodo,

Scrutavo il terreno tutto attorno continuando a chiedermi come mai non ne erano state trovate altre.

Nell’attesa presi lo “spido”(strumento di ricerca primitivo ma assai efficace che si infila nel terreno bloccandosi quando incontra lo strato tufaceo ) e cominciai a saggiare il terreno vicino alla tomba appena scavata.

Il mio collega di lavoro mi invitava a smetterla,perche’ tanto lì non c’erano altre tombe.

Ma io,un poco per passare il tempo ed un poco per inesperienza( data la giovane età) continuavo tastare il terreno ,nonostante lo “spido“,essendo molto corto, non dava alcun risultato.  

Le tombe viste dall’alto sembrano una torta senza una fetta,che è l’ingresso e si scopre perche’ questo è pieno di terra quindi lo “spido” vi si infila. Perchè il mio non funzionava?  Come già detto questo era molto corto e non riusciva ad arrivare al masso di tufo dato che lo strato di terra era piu’ alto:ma io continuavo a picchiettare qua e là.

Ad un tratto sentii qualcosa di diverso. Niente di importante pensai:forse è un blocco di tufo, chissà come finito la sotto.

Nel frattempo il mio collega,tra una sigaretta e l’altra, insisteva perché lasciassi perdere. 

Ma io -visto che quel blocco era sotto il terreno poco piu’ di 40 centimetri- per curiosità volevo constatare di cosa si trattasse. Presi gli attrezzi di scavo cominciai a liberare quel blocco e,con mia grande sorpresa, constatai che si trattava di un blocco angolare di un tumulo a dado.

Tumuli di questa tipologia sono molto frequenti in località piu’  intensamente sfruttate come

alla Banditaccia ed alla Bufolareccia,meno a Monte Abatone,dove noi ne conoscevamo uno soltanto.

Un brivido mi corse lungo la schiena:stai a vedere che questa scoperta è di rilevante importanza?Chissà!  

Scavando con frenesia,dopo aver fatto i dovuti calcoli di dove poteva trovarsi l’ingresso,ecco che in poco tempo sono venute in luce le pareti dell’entrata superficiale ricostruita a blocchi e poi,alla profondità di oltre due metri e cinquanta ecco che appare la porta della camera sottostante ,sigillata con blocchi paralleli bipedi. Tolto con precipitazione quello superiore fui investito da una ondata d’acqua che riempiva completamente la tomba.

Allora saltai fuori dall’ingresso che oramai era pieno di acqua.

Presa la pompa che avevamo in dotazione cominciammo a svuotare l’ambiente. Ora anche il mio collega era fortemente coinvolto.  

Quando l’acqua cominciò ad abbassarsi saltai di nuovo dentro l’ingresso e con l’aiuto di una torcia cominciai a perlustrare l’interno dove si scorgevano le pareti della camera:lucide per la melma che si era depositata in un sottile strato sulla superficie.

Poi,ma mano che l’acqua scendeva appariva sempre meglio la camera centrale con due porte in fondo che immettevano in altrettanti ambienti  dove cominciavano a scoprirsi  appartenenti al corredo funebre: quasi tutti dipinti. Brillavano con la poca luce che entrava dalla porta :era l’unica luce che vedevano dopo 2.500 anni di oscurità.

A quel punto decidemmo di richiudere la porta con il suo blocco di tufo originale in attesa che arrivassero gli altri componenti della squadra. La tomba rimase così piantonata il resto del giorno e la notte

Solamente il giorno dopo ,nella tarda mattinata, venne di nuovo aperta alla presenza di autorità civili e militari. Arrivò,cosa assai rara in quei tempi, anche una troupe cinematografica americana che fece tutte le riprese. 

Recuperati tutti gli oggetti vennero portati direttamente a Roma al Museo di Villa Giulia molti dei quali sono ancora esposti.

La tomba che per noi era la numero 610 venne denominata Martini Marescotti a ricordo della proprietaria del terreno dove è stata rinvenuto il sepolcro..

Ancora oggi mi chiedo quale fu la mano che mi spinse  a fare questo ritrovamento ,a lavorare,a faticare quando avrei potuto starmene comodamente sdraiato sul prato aspettando che mi venissero a prendere per portarmi a casa.

Post correlati
Città

24 e 25 febbraio "SUPERMARECROSS" sulla spiaggia di Maccarese 

Città

Laura Mundula: "Cerveteri merita Dirigenti scolastici titolari, la Regione ascolti di più i territori sulle scuole"

Città

Civitavecchia, il Comune: "Eliminato stato di degrado presso le scuole. Altri controlli in corso"

CittàCronaca

ASL Roma 4: "Nessuna chiusura per l'ospedale di Bracciano"

Iscriviti alla nostra Newsletter e rimani sempre aggiornato.