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Le tre versioni di Giuda Iscariota. Era un Apostolo o era addirittura Gesù?

Le ipotesi sull’Apostolo più controverso, e condannato nei Vangeli come infimo traditore

di Giovanni Zucconi

Giuda Iscariota è stato consegnato alla storia come il traditore di Gesù. E per questo considerato da sempre un uomo spregevole e il prototipo di ogni traditore. Dante lo colloca nel IX girone dell’Inferno, nella zona dove sono puniti i traditori dei benefattori. “…Quel dannato lassù che soffre una pena più grave è Giuda Iscariota, che tiene la testa dentro le fauci di Lucifero e fa pendere fuori le gambe…”.

Giuda appare come un personaggio che non possa avere una diversa interpretazione, se non quella dell’abbietto traditore. Ma è veramente così? Sfidando i Vangeli ufficiali, e naturalmente solo per puro spirito speculativo, non possiamo trovare delle interpretazioni diverse sulla natura di Giuda Iscariota? Interpretazioni che possono essere blasfeme secondo la dottrina ufficiale della Chiesa, ma che hanno indubbiamente un notevole fascino letterario e filosofico.

Questo articolo, spero agevole lettura nonostante il tema trattato, nasce dal fascino di uno dei miei racconti preferiti di Borges, uno degli scrittori che amo di più: “Le tre versioni di Giuda”, contenuto in “Finzioni”, un libro del 1944 che vi consiglio caldamente di leggere. Ma nasce anche dalla lettura del Vangelo di Giuda, probabilmente il più famoso tra i Vangeli apocrifi. Le due fonti sono strettamente collegate tra di loro. Tutte e due ci forniscono una visione di Giuda Iscariota che è molto distante da quella proposta dagli Vangeli canonici.

Le tre versioni di Giuda Iscariota. Era un Apostolo o era addirittura Gesù?
Le tre versioni di Giuda Iscariota. Era un Apostolo o era addirittura Gesù?

Giuda è indubbiamente un personaggio che si presta a speculazioni intellettuali di diversa natura: ideologica, religiosa o filosofica. Su di lui sono stati scritti i proverbiali fiumi di inchiostro. Noi ci limiteremo ad illustrare brevemente le tesi contenute nel racconto di Borges, e nel Vangelo di Giuda.

Partiamo proprio dal Vangelo Apocrifo di Giuda, dove il tradimento dell’Iscariota viene addirittura presentato come un atto chiesto espressamente dallo stesso Gesù. In questo Vangelo, Giuda appare come l’unico Apostolo che comprenda totalmente il messaggio del Cristo. E che lo consegna alle autorità romane solo per fare realizzare il suo destino di Salvatore dell’Umanità. In un passo di questo Vangelo si legge: “Tu sacrificherai l’uomo che mi riveste”. Giuda ci viene quindi presentato come l’Apostolo eletto, scelto da Gesù per portare a termine un tradimento odioso e vile, ma anche necessario per annientare la natura umana di Gesù, e per poter manifestare pubblicamente la vera natura divina del Cristo.

Borges, in “Le tre versioni di Giuda”, racconta di un teologo svedese, Nils Runeberg, che nel suo libro “Kristus och Judas”, del 1904, propone una tesi molto più estrema sulla figura di Giuda. Il libro non viene accolto benissimo, e Runeberg viene addirittura accusato di eresia. Ma questo non ferma il teologo, che riscrive il libro per ben tre volte. E in ogni edizione le sue tesi si fanno sempre più blasfeme e audaci.

Nella prima edizione del libro, la sua tesi è molto simile a quanto descritto del Vangelo di Giuda. Lui sostiene che l’Iscariota fu l’unico a comprendere la missione del Cristo, e che si sacrificò proprio affinché si potesse manifestare la vera natura divina di Gesù. In questa prima edizione Runeberg sottolinea anche l’evidente inutilità del suo tradimento. Non sarebbe stata sicuramente necessaria l’indicazione di un traditore per fare conoscere alle autorità romane un personaggio che ogni giorno, pubblicamente, parlava e faceva miracoli davanti a migliaia di persone.

Ma il teologo, nell’ultima edizione della sua opera, pubblicò una tesi ancora più estrema. Una volta riconosciuta l’inutilità dell’episodio del tradimento di Giuda, Runeberg da fervente credente, non voleva ammettere che la Redenzione dell’Umanità si potesse basare su un episodio così banalmente insignificante.

Le tre versioni di Giuda Iscariota. Era un Apostolo o era addirittura Gesù?

La Dottrina Cristiana ci insegna che Gesù si sacrificò per l’Umanità, subendo un tremendo martirio commisurato alle grandi colpe che dovevano essere perdonate. Ma Runeberg, nel suo libro, afferma che questo sacrificio non poteva bastare. Non poteva essere sufficiente solo un pomeriggio di sofferenze del Cristo sulla Croce per redimere tutti i peccati commessi dagli uomini fino a quel momento. Non voleva credere che il figlio di Dio, per riscattare tutte le nostre colpe, non dovesse subire un sacrificio veramente “brutto” e umiliante per ottenere la nostra Redenzione.

Le tre versioni di Giuda Iscariota. Era un Apostolo o era addirittura Gesù?

Un sacrificio che non poteva e non doveva essere “esteticamente bello” pur nella sua drammaticità. Come è stato quello tramandato dai Vangeli canonici, e che proprio per questo continua a suscitare rispetto e partecipazione anche dopo molti secoli. Oltre a rappresentare l’iconografia più potente di tutta la dottrina cristiana.

Qualche indizio a supporto di questo dubbio lo si può trovare nella Bibbia e nei Vangeli. In un passo di Isaia, per molti la profezia della Crocefissione, si legge: “Salirà come radice da terra arida; non v’è in lui forma, né bellezza alcuna…. Disprezzato come l’ultimo degli uomini; uomo di dolori, esperto in afflizioni”. L’Apostolo Giovanni, nel suo Vangelo, addirittura scrive: “Nel mondo era, e il mondo fu fatto per lui, e il mondo non lo conobbe.”. Cosa vuole dire che il mondo lo conobbe? Tutti sanno chi è Gesù.

Una risposta a questa domanda la possiamo trovare nel racconto di Borges che vi ho citato all’inizio. Dove leggiamo che Dio si fece interamente uomo. Uomo con tutte le sue bruttezze. Uomo con tutta l’infamia che è capace di manifestare. Uomo fino a meritare, come accade talvolta agli uomini, la dannazione e l’abisso della punizione. Riporto integralmente il passo, che trovo molto suggestivo, dello scrittore argentino: “Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda.”.

Il vero Gesù, nel racconto di Borges e secondo Nils Runeberg, fu proprio Giuda. Giuda che ha pagato per la nostra Redenzione con un sacrificio segreto, disprezzato e senza alcuna bellezza. Che ancora oggi sta pagando, avendo subito una condanna eterna e senza appello come infimo traditore. Una tesi sicuramente estrema ed eretica, ma che non manca di un sottile fascino.

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