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“La Palude di Torre Flavia, un assedio continuo”

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Dopo l’intenzione andata in fumo di realizzare nei pressi dell’Oasi un distributore di carburante ora si pensa a un progetto per installare colonnine di ricarica veicoli elettrici. A lanciare l’allarme il Movimento 5 Stelle di Cerveteri

“La Palude di Torre Flavia, un assedio continuo” –

Dopo l’ipotesi di un distributore di carburante nei pressi della Palude di Torre Flavia (poi bocciata dalla Regione Lazio) ora l’Oasi protetta sembra essere “minacciata” dall’installazione di colonnine di ricarica veicoli elettrici.

“La Palude di Torre Flavia, un assedio continuo”

A lanciare l’allarme è il consigliere del Movimento 5 Stelle di Cerveteri, Alessandro Magnani.

“I rischi per l’area protetta – fa notare il consigliere pentastellato – rimangono alti per una serie di criticità immutate, non ultime l’incremento di traffico veicolare che si verrebbe a creare per il rifornimento GPL e per il previsto “punto di ristoro”.

“La Regione allora dichiarava: “In estrema sintesi, si ritengono specialmente critici gli effetti di sottrazione e degradazione di aree rilevanti per l’alimentazione, che si configurano come habitat di specie, di perturbazioni di tipo indiretto legate alle emissioni luminose e sonore e di rischio di contaminazione chimica. Tali aspetti assumono speciale rilievo in considerazione della prossimità dell’area di intervento alla ZPS e della stretta relazione tra gli ambienti acquatici e igrofili posti nel Sito Natura 2000, con valenza di rifugio per l’avifauna, e le aree esterne a conduzione agricola tradizionale, con propensione all’allagamento periodico, che costituiscono aree di alimentazione”.
Aggiungeva inoltre “[…] di non poter escludere che il progetto possa comportare significativi impatti di tipo indiretto sugli obbiettivi di conservazione della ZPS in termini di perdita, frammentazione e degradazione di habitat di specie tutelate dal Sito e di effetti negativi di tipo indiretto su specie animali di interesse unionale, e di confermare quindi che il progetto non sia assentibile”.”.

“La prima volta il Comune di Cerveteri se ne lavò praticamente le mani, trincerandosi dietro la regolarità formale della richiesta, senza esprimere neanche un parere esplicito di dissenso – ha proseguito ancora Magnani – una volontà politica di salvaguardia od un intervento proattivo presso gli enti preposti per evidenziare i rischi ambientali evidenti di questa iniziativa”.

“Anzi, il sindaco fece trapelare in un’intervista anche una certa soddisfazione per quello che sarebbe stato solo l’inizio dello “sviluppo” in quell’area. L’obiettivo, ormai non più celato ormai è una progressiva urbanizzazione della strada che unisce Cerveteri e Ladispoli, che va avanti da decenni”.

“Fin dal 2019, insieme ad altri cittadini ma soprattutto ai volontari dell’Oasi, mi sono adoperato ed oggi con il mio gruppo sostenitore e con tutti i mezzi che avevamo per coinvolgere le istituzioni interessate, grazie anche come sempre al supporto dei volontari in primis. Insieme a tutti coloro che hanno consapevolezza del tesoro naturale che abbiamo in casa, ci siamo confrontati ed abbiamo cercato di alzare l’attenzione e trovare il modo di rendere evidente l’assurdità del progetto”.

“Nello scorso Novembre del 2019 partecipammo come cittadini uditori all’incontro del Comitato Istituzionale del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, convocato dalla Regione per ascoltare gli enti interessati e tenutosi presso gli uffici del Comune di Cerveteri. Anche in quella sede facemmo tutte le nostre rimostranze, mentre il Comune metteva già allora le mani avanti sull’impossibilità di agire sebbene, per obbligo procedurale, avesse dovuto sottoporre il progetto alla valutazione ambientale della Regione stessa, come citato sopra”.

“NON CI ARRENDEREMO DI FRONTE AD OGNI PROGETTO NELL’AREA. Faremo ancora tutto quanto è nelle nostre possibilità per proteggere il tesoro ambientale di Torre Flavia, del quale tutti dobbiamo sentirci custodi, e per scongiurare quest’avanzare di urbanizzazioni che niente hanno a che vedere con il vero sviluppo “green” sostenibile”.

“Abbiamo già evitato, proprio nel corso degli ultimi mesi, che la pista ciclabile progettata per unire Campo di Mare e Ladispoli passasse nel bel mezzo dell’Oasi, intervenendo anche presso Città Metropolitana, evidenziando i rischi connessi e ottenendo di far riprogettare la ciclabile su un percorso alternativo, ovvero la comunicante ed adiacente Via del Bagolaro”.

“Ma noi siamo una piccola parte e con noi c’è bisogno anche di voi, semplici cittadini, che difendono la propria parte di polmone verde”.

“È difficile vincere contro chi non si arrende mai”.

(torna a Baraondanews)

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