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Illuminiamo la chiesa della Madonna dei Canneti 





di Riccardo Dionisi

Cerveteri, ce lo ripetiamo da anni fino allo sfinimento, è la città della grande bellezza e delle grandi contraddizioni. Una città che splende di luce propria, ma che, sempre in autonomia, crea coni d’ombra giganteschi capaci di inghiottirla in un sol boccone.

Alla soglia dei 40000 abitanti e con 3000 anni di storia (in larga parte gloriosa) sulle spalle è una cittadina a volte ripiegata su se stessa, seduta beatamente sulla propria inestimabile ricchezza. Una città dai luoghi fantastici: patrimonio Unesco per la necropoli più estesa del mediterraneo, con un centro storico dagli scorci magici e ricchezze architettoniche alternate al meno magico degrado, custode di capolavori come il cratere di Eufronio. Città dal territorio vasto e variegato, tra cascate e ricchezze naturalistiche, borghi medievali, verdi colline e campi coltivati (ancora per quanto?). Ah, Cerveteri ha anche un suo mare anche se la città stessa forse se ne è accorta un pochino tardi.

Ce ne sarebbe abbastanza per vivere di bellezza, di turismo, per alzarsi dal cumulo d’oro e incominciare a gattonare, prima di fare i primi passi. Ora, però, sarebbe da decifrare di chi siano le reali colpe di tale stato catatonico in cui versa la città. Non mi si fraintenda: non sto descrivendo un luogo dove sia tutto negativo, tutt’ altro: sto solo sciorinando, piuttosto alla rinfusa, alcune difficoltà congenite rispetto alla capacità di vivere della sua enorme ricchezza paesaggistica, archeologica ed anche gastronomica.

Illuminiamo la chiesa della Madonna dei Canneti 
Illuminiamo la chiesa della Madonna dei Canneti 

Dove iniziano e dove finiscono le colpe della politica? Beh, non credo di essere in grado di dare una risposta plausibile alla domanda, ma vorrei cercare di capire anche dove iniziano e finiscono le colpe dei cittadini e della classe imprenditoriale. Non vi è dubbio che alla politica sia affidata la funzione di decidere, di programmare, di avere una visione di sviluppo, di avere e dare una direzione, ma allo stesso modo è anche vero che dove finisce il ruolo della politica comincia quello del tessuto sociale ed imprenditoriale della città. Siamo così sicuri che tutte le colpe dell’arrancare siano da imputare al governo locale? O vanno condivise con chi rappresenta il tessuto economico e sociale della città? Faccio fatica a pensare di puntare l’eventuale dito solo verso il palazzetto di piazza Risorgimento e lo affermo non per simpatie od antipatie varie. Sarebbe gioco facile prendersela solo con questa o quella amministrazione quando è plausibile che i problemi, dove ci sono, vengono da lontano e da più direzioni.

Tutto questo cappello introduttivo per arrivare ad una problematica di semplice soluzione. Alcuni luoghi della città, opinione personale, dovrebbero mantenere il loro fascino anche al calar del sole. Il Granarone, ad esempio, è un simbolo di questa città anche di notte quando è visibile, anche da molto lontano, grazie all’illuminazione (la parte fronte cimitero non funziona a dovere).

Di notte sai che Cerveteri è lì perché a ricordartelo c’è anche quel palazzo del XVII secolo. Allo stesso modo perché non viene data luce notturna ad altri luoghi storici della città?

Mi viene in mente la chiesa di Madonna dei Canneti, edificata intorno al 1600 per conservarvi l’immagine della Madonna, ritrovata poi in modo rocambolesco e fortunoso in mezzo a dei canneti. Non sono un tecnico, ma credo che la fonte energetica sia già presente. Forse basterebbe acquistare un faretto da dedicare al campanile e a parte della struttura. Una manovra da poco, ma culturalmente importante.

Abbiamo chiesto cosa ne pensa al presidente del Rione Madonna dei Canneti e delegato dell’amministrazione, Manuele Parroccini.

“Una richiesta interessante e che avevo già in qualche modo fatto all’amministrazione. La chiesa oltre ad essere un luogo storicamente importante della città è stato anche un importante centro di catechesi. Sarebbe giusto darle l’importanza che merita e illuminarla nelle ore notturne. Sarebbe bello perché è un simbolo del nostro rione e aumenterebbe anche il decoro urbano dell’area. Credo sia una strada percorribile”.

Basterebbe rimboccarsi le maniche e non girarsi dall’altro lato di fronte a situazioni di degrado facilmente risolvibili. Basterebbe amare un pochino di più il luogo dove si vive piuttosto che occuparsi semplicemente e furbescamente del proprio orticello. Basterebbe guardare un palmo più in là del proprio naso per capire che se la città non arranca probabilmente non lo faranno nemmeno i suoi futuri cittadini. Ecco basterebbe poco per vivere dell’eterna bellezza che a Cerveteri è stata regalata.