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Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri”





Intervista al direttore del “Museo del Mare e della Navigazione Antica”

Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri” – di Giovanni Zucconi

Tra le realtà di un territorio così ricco di storia e di testimonianze archeologiche come il nostro, era inevitabile che le associazioni di volontariato archeologico si ritagliassero uno spazio importante, e che loro i meriti venissero universalmente riconosciuti. Sul nostro territorio ne operano tante. Ognuna con le proprie aree di competenza. Si opera con reciproca stima e rispetto. Senza nessun conflitto di competenze territoriali. Ma considerando che solo a Cerveteri ci sono 450 ettari di aree archeologiche, sarebbe ben strano che ce ne fossero.

Ognuna ha la sua storia, e le proprie caratteristiche peculiari. Ma sostanzialmente sono tutte costituite da Volontari. Da persone accumunate dalla passione per la Storia, l’Archeologia e l’amore per il proprio territorio. Che li porta a impegnarsi nei giorni non lavorativi, e spesso anche in quelli lavorativi, in faticosi e impegnativi lavori di manutenzione delle aree archeologiche. Li porta ad impegnarsi anche economicamente. Sì, perché i volontari, al netto di qualche contributo che le Amministrazioni comunali concedono alle associazioni, pagano di tasca propria tutte le attrezzature, e quello che serve per mandarle avanti.

Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri”
Flavio Enei

Le attività cosiddette di scavo, o meglio di ripulitura, sono solo una minima parte di quelle che ogni settimana occupano i volontari. Il maggior parte del tempo i volontari lo passano a rendere praticabili importanti aree archeologiche che altrimenti non sarebbero minimamente visitabili.

Per parlare di queste attività, oggi intervistiamo un amico, ma soprattutto uno stimato archeologo professionista, Direttore del Museo Civico di Santa Marinella “Museo del Mare e della Navigazione Antica”: Flavio Enei. Anche se per “eleganza” non lo ha mai nominato in questa intervista, Enei è il fondatore e il consulente scientifico di una delle più importanti associazioni di volontariato archeologico che operano sul nostro territorio: il GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite). Che ha sotto la sua tutela aree importanti come la Necropoli del Laghetto, le Terme romane di Pian della Carlotta e il sito di Castrum Novum a Santa Marinella. Se lo troverete citato nell’intervista è perché l’ho aggiunto io…

A me hanno sempre impressionato le foto, dove sei presente anche tu, dei volontari che operavano a Cerveteri negli anni ’80. Eravate tutti giovani. Non sembra che ci fosse qualcuno più grande di 25 anni. Se guardiamo le foto dei volontari che operano oggi sul territorio, la media delle età è molto vicina ai 60 anni. Che cosa è andato storto?

“C’è stato un cambiamento generale della società. In quegli anni noi siamo stati in qualche modo figli del ’68. C’era quindi l’idea della partecipazione da parte dei giovani alla crescita civile e culturale del nostro Paese. L’associazionismo, il volontariato, ha avuto in quegli anni, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, un grande sviluppo. C’era voglia di partecipazione. Non solo nell’Archeologia, naturalmente. E il Gruppo Archeologico Romano di quell’epoca ne ha beneficiato di questa voglia di partecipazione e di contribuire alla cosa pubblica. L’interessamento dei giovani rientrava proprio nella mentalità, e nelle esigenze sociali e culturali e di quell’epoca.”

Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri”

Poi che cosa è successo?

“E’ successo che poi è tutto cambiato. E che questa voglia di partecipazione si è progressivamente spenta. A testimonianza di questo, chi adesso partecipa alle nostre attività è spesso ancora lo stesso di quegli anni. Sono quelli che all’epoca erano ragazzi. Che adesso sono grandi, ma che ancora mantengono questo interesse per la partecipazione. Che vogliono ancora contribuire, come cittadini, alla valorizzazione di un patrimonio che appartiene a tutti, e non solo allo Stato.”

Premesso questo, come vedi il futuro delle associazioni di volontariato archeologico? Tra dieci o venti anni saranno solo dei circoli culturali? Più salottieri che operativi?

“Se non si interviene, e se non si cambiano queste logiche, che sono prettamente sociali, difficilmente i giovani potranno tornare a ridare il loro contributo nel volontariato. E poi è forse più semplice per loro impegnarsi su temi di interesse più propriamente umano o sociale. Come lavorare negli ospedali, assistere gli anziani o i disabili. Ma non ci si rende conto che il bene culturale, il bene archeologico, sia in realtà una delle massime espressioni degli uomini. E che quindi va tutelato con la dovuta attenzione.”

Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri”

Tu sei ottimista per il futuro dell’associazionismo di volontariato archeologico?

“Io tendenzialmente sono ottimista. Ci sono sempre dei cicli storici che si chiudono e che si riaprono. In questo momento c’è un declino della partecipazione dei giovani perché non hanno spesso una formazione culturale adeguata. Il fatto che negli ultimi decenni la scuola sia stata abbastanza colpita dal punto di vista dell’insegnamento della Storia, della Filosofia o della Geografia, e che quindi il mondo umanistico sia stato sostanzialmente emarginato rispetto ad altri interessi, fa sì che i giovani non abbiano la formazione culturale sufficiente per comprendere l’importanza della Storia, e degli strumenti per ricostruirla. Cioè dell’Archeologia.”

Bisognerebbe quindi ripartire dalla formazione…

“Si, bisognerebbe ripartire dalla Scuola. Ricominciare a insegnare la Storia, la Filosofia, la Musica. Bisognerebbe rivalorizzare l’aspetto Umanistico della formazione scolastica.”

È vero che la Società ormai è cambiata. Ma anche i giovani, a prescindere dalla formazione, sono cambiati

“C’è meno idealità rispetto a quella che potevamo avere noi. All’epoca, avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri. Si andava a piedi fino alla Necropoli, si prendevano gli attrezzi e si scavava tutto il giorno. Poi si ritornava a Roma la sera. Era un impegno notevolissimo che abbiamo fatto per anni. Per molti anni. Tutte le domeniche, e in tutte le festività eravamo a via degli Inferi. Ma era anche un piacere. Era un momento di socialità. Eravamo tutti ragazzi, tutti giovani, ed era quindi un momento in cui si stava tutti insieme. Immagina che abbiamo festeggiato decine di compleanni all’interno della Tomba delle Colonne Doriche.”

Che meraviglia… Ma abbandoniamo per un attimo i ricordi. Come giudichi i rapporti delle associazioni di volontariato con la Soprintendenza e le Amministrazioni comunali?

“Negli anni ’70 e ’80 ci furono difficoltà nei rapporti. Il volontariato archeologico era visto male dalle istituzioni in generale. Tranne qualche eccezione, non era particolarmente gradita la presenza dei volontari nei siti archeologici.”

Poi questo atteggiamento ostile è cambiato secondo te?

“Poi è cambiato. Da una parte perché anche l’associazionismo è cresciuto. Sia sul piano della formazione, che delle capacità operative. E poi perché le idee di Ludovico Magrini e di altri, che all’epoca furono i fondatori dell’associazionismo archeologico, hanno camminato e sono andate avanti. Ma anche per il fatto che molti volontari dei gruppi archeologici sono entrati nelle Soprintendenze e nelle Università. Tutto questo ha contribuito ad alleggerire l’originale visione negativa nei nostri confronti.”

E poi perché spesso siamo molto utili, se non indispensabili…

“Anche questo ha contato. Le politiche dei vari Governi, e soprattutto i finanziamenti verso le Soprintendenze che sono enormemente diminuiti, ha fatto sì che solo grazie all’ausilio delle associazioni di volontariato archeologico si sia riusciti a mantenere puliti dei siti che altrimenti sarebbero stati infrequentabili. Come nel caso di Cerveteri. E questo è un dato di fatto.”

Non volendo sempre cercare i difetti negli altri, siamo sicuri che le associazioni, o meglio i singoli partecipanti, qualche difettuccio indisponente, qualche volta, ce lo hanno anche loro? Mi riferisco al fatto che non è così infrequente la percezione che il volontario senta un legame quasi possessivo con le aree che cura. E che qualche volta sia eccessivamente insofferente alle regole e ai paletti che le Soprintendenze impongono?

Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri”
Flavio Enei: “Avevamo tutti 18 o 20 anni, e alle 6.30 di mattina noi volontari eravamo tutti sull’autobus che da Roma ci portava a Cerveteri”

“Si, questa cosa l’ho percepita anche io tante volte. Il problema è che abbiamo un rapporto oscillante con le Soprintendenze e lo Stato. O meglio con le persone che gestiscono i siti. A seconda delle singole persone che vengono nominate, spesso i rapporti e le condizioni cambiano.”

Una domanda classica e scontata. Quale è il tuo sogno?

“Il mio sogno è che si riesca nuovamente ad inserire una forte componente giovanile nel volontariato archeologico. E che finalmente si riesca a creare una sinergia con le Istituzioni. Affinché i Volontari possano tranquillamente lavorare con le Soprintendenze e le Università. E che si possa coinvolgere i cittadini nella gestione del patrimonio storico archeologico. Perché solo così ne diventeranno i primi attenti custodi.”

Il progetto più importante che stai seguendo in questo momento?

“Adesso stiamo lavorando duramente per il Parco Archeologico di Castrum Novum. Dove già lavoriamo insieme all’Università di Pilsen e i Finlandesi dell’Institutum Romanum Finlandiæ. Naturalmente ci sono anche i volontari del GATC. E grazie ad un finanziamento della Regione Lazio e del Comune di Santa Marinella riusciremo a creare tra poco un centro visite. È un sito molto interessante questo di Castrum Novum.”

Chiudiamo con un’ultima domanda sulle associazioni di volontariato che operano sul nostro territorio. Credo che sia un dato di fatto che tra di loro esiste un consolidato sentimento di sincero rispetto e di amicizia. Noi diciamo sempre che dovremmo collaborare di più, e che sarebbe bello lavorare su progetti comuni. Tutti sulla carta sono sinceramente e convintamente disponibili. Ma poi naturalmente non si fa mai nulla insieme. Dico naturalmente perché già abbiamo tutti poco tempo per fare le cose che ci sono stare assegnate, figuriamoci se ne possiamo trovarne altro per altri progetti comuni. Ma la necessità di fare fronte comune, e di presentarci uniti è oggettiva e importante. Tu cosa proponi?

“Io ricordo un’esperienza che facemmo con Ludovico Magrini a Roma. Dove si inventò il “collegamento”. Pubblicavamo addirittura una rivista che collegava tra di loro tutte le associazioni culturali, in particolare archeologiche, di Roma. Nel nostro territorio operano tante associazioni. Potremmo riproporre una cosa del genere, e trovare il modo di riunirci regolarmente, e di costruire un collegamento. Un semplice collegamento dove si condividono gli obiettivi. Che possono essere gli stessi, ma anche diversi. Poi ognuno fa le proprie cose. Ma in questo modo potremmo presentarci con una sintesi unica, e avremo quindi molta più forza. Molta più forza anche “politica”, nei confronti dei nostri interlocutori.”

Molto, molto interessante. Ci vogliamo lavorare?

“Certamente. In questo modo potremmo creare una specie di Associazione delle Associazioni del nostro territorio. La possiamo presentare pubblicamente, e lavorare insieme per rivendicare quello che solitamente rivendichiamo da soli.