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Cerveteri: strade private a uso pubblico, il vulnus amministrativo





La viabilità del centro urbano è uno dei vulnus che le amministrazioni si sono trasmesse da “sindaco a sindaco”

Cerveteri: strade private a uso pubblico, il vulnus amministrativo –

da La Voce

Norme e regole non solo urbanistiche, ma relative anche ai rami collegati: edilizia e viabilità comunale, giusto per fare due esempi delicati.

Un quadro da incorniciare con i ritardi burocratici di una macchina amministrativa lasciata in un perenne adeguamento ‘spontaneo’ e come tale per definizione inadeguata. La viabilità del centro urbano è uno dei vulnus che le Amministrazioni susseguitesi dagli anni ’80 ad oggi si sono trasmessi da ‘sindaco a sindaco’.

Strade private uso pubblico

Un’altissima percentuale delle strade di Cerveteri sono strade private ad uso pubblico, un moloch assurdo da rimuovere. Ad ostacolarne l’acquisizione al Comune dominerebbe la scuola di pensiero: “E’ complicato, mancano i collaudi etc. etc.”. Rinunciando a prendere in carico la stragrande maggioranza delle strade del centro abitato ed extra è dannoso per il funzionamento amministrativo ed è un danno le casse municipali.

Nei fatti, il Comune non è proprietario della strade, ma ne ha il possesso e tutti gli oneri che ne derivano. Prima di entrare nel merito della questione, va detto che agli inizi del nuovo millennio il sindaco Guido Rossi (centrodestra) provò a mettere ordine nel settore attraverso l’istituzione di un ufficio apposito per regolarizzare tutti quegli atti d’obbligo in sospeso con le varie società che avevano costruito a Cerveteri e nelle frazioni. Atti d’obbligo che prevedevano l’acquisizione al patrimonio pubblico di strade e di zone verdi.

Altro tipo di intervento, per regolarizzare il territorio e dare possibilità al Comune di intervenire anche per le normali manutenzioni, fu fatto attraverso un atto di Giunta nel 2001 per acquisire al patrimonio pubblico tutte quelle strade di campagna di proprietà dell’Arsial, ma non ebbe il tempo di concludere quel che aveva iniziato. Circa dieci anni dopo il sindaco Gino Ciogli (centrosinistra) rimise in moto tutta la questione, ma anche Ciogli non ebbe tempo di andare oltre le sue buone intenzioni.

Ora diamo spazio ad alcuni passaggi tecnici e normativi che spiegano perché una strada privata ad uso pubblico è un vulnus da rimuovere. Una sconfinata normativa, supportata da un’altrettanta sconfinata giurisprudenza, inquadra le rete viaria comunale: obblighi, oneri e responsabilità è tutto in capo al Comune. Sul piano tecnico e di sistema occorre premettere che: in base alla proprietà del suolo, si opera la distinzione tra strade pubbliche (ossia di proprietà di enti pubblici) e strade private; in base alla destinazione, si distingue tra strade ad uso pubblico e strade ad uso privato. Le strade di proprietà pubblica sono destinate all’uso pubblico.

Le strade di proprietà privata possono essere destinate all’uso pubblico, ossia possono essere gravate da una servitù pubblica di passaggio, oppure possono essere destinate all’uso esclusivo dei proprietari. Secondo la Cassazione, la manutenzione della strada privata ad uso pubblico spetta al Comune. La Suprema Corte l’ha detto non una ma più volte, sulla base di un concetto che appare fin troppo chiaro: se una strada è ad uso pubblico non importa a chi appartiene: è l’Amministrazione comunale a doversi occupare di tenerla a posto.

Affinché venga considerata esistente l’uso pubblico, la strada privata deve essere utilizzata ed utilizzabile da chiunque. Da quanto su esposto, ne deriva che la strada privata, se aperta al pubblico, dev’essere manutenuta dalla pubblica amministrazione. Fa da corollario a quanto sopra che i danni (patrimoniali e non patrimoniali, inclusi quelli da lesioni), che siano stati cagionati da buche o comunque da insidie presenti su strade ad uso pubblico, debbano essere risarciti dall’ente pubblico che è tenuto alla manutenzione, e non dai privati proprietari della strada.

In sintesi, dunque: se una strada privata è destinata all’uso pubblico, della manutenzione è onere della pubblica amministrazione; tale obbligo riguarda anche le pertinenze della strada, come i marciapiedi e le aree ai lati della via in caso di danni occorsi a persone o cose da buche o comunque da insidie stradali, l’obbligo risarcitorio grava sulla pubblica amministrazione inadempiente; la pubblica amministrazione. risponde dei danni per omessa manutenzione, mancata messa in sicurezza delle strade, ed in ogni caso per non averne inibito l’uso, in caso di pericolo.

Strade comunali, ritardi da colmare Asserita la responsabilità dell’Ente anche sulle strade di uso pubblico ne consegue la necessità di formalizzare l’acquisizione a patrimonio comunale di tutte le strade ancora oggi considerate non di proprietà, siano esse all’interno dei centri abitati che quelle di proprietà della Arsial.

Favorire i consorzi solleverebbe il Comune dagli onori manutentivi con un assoluto vantaggio per le casse comunali. Il riferimento ai consorzi vuole essere solo un esempio perché trattasi di materiale estremamente complessa e come tale richiederebbe un articolato approfondimento a se stante.

Concludiamo con impressione paradossale: nonostante la questione strade pubbliche e strade private ad uso pubblico risalga la secolo scorso, ancora oggi è un problema poco conosciuto ed ancor meno approfondito da diversi consiglieri comunali, i quali sanno poco o niente dei vantaggi della acquisizione delle strade private ad uso pubblico e di contro cianciano di svantaggi, tutti da dimostrare.