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“Aspetto con principio di vita la loro misericordia”

Seconda parte dell’intervista ad Antonio Ciontoli a Storie Maledette

“Aspetto con principio di vita la loro misericordia”.

Così Antonio Ciontoli nella seconda parte di Storie Maledette su Rai 3 dedicata all’omicidio di Marco Vannini.

“Il mio fardello è sopravvivere a quel poco che resta della mia dignità”.

LE PAROLE DI MARTINA NELLE INTERCETTAZIONI.

Sotto i riflettori le parole di Martina nelle intercettazioni alla caserma dei Carabinieri di Civitavecchia.

La ragazza raccontava a Federico e Viola il momento dello sparo.

Antonio Ciontoli anche a Franca Leosini ripete quanto sostenuto dalla giovane durante il processo di primo grado, e che cioè aveva solo raccontato quanto le era stato raccontato dal padre.

ANTONIO CIONTOLI SU MARIA CRISTINA, LA VICINA DI CASA. “Forse anziché dirle davanti a una telecamera poteva dirle in aula e nell’immediatezza dei fatti”.

“Nell’immediatezza dei fatti Maria Cristina Imperato mi disse ‘Antonio mi dispiace tanto. Siete persone buone’. E io in quell’occasione ricordo di aver detto che c’era la possibilità che i miei avvocati la potevano chiamare per essere ascoltata e lei mi disse ‘mah sai è meglio di no. Ho una situazione familiare particolare'”.

“Poi sinceramente non stavo pensando alla sua testimonianza. Agli atti abbiamo ancora la richiesta di testimonianza dei miei avvocati a Maria Cristina e mai si è presentata”.

“Secondo lei non avendo visto la mia macchina parcheggiata davanti al cancello di casa mia ha presupposto che io non ero a casa. Probabilmente è vero perché quando è sceso Federico ha spostato la macchina per far parcheggiare l’ambulanza”.

IL SIGNOR LIUZZI. “La signora Esposito, la moglie di Liuzzi, dopo qualche giorno venne a casa mia per sapere se serviva qualcosa. In quell’occasione si mise a disposizione. Poi mia moglie, sotto indicazioni dei nostri legali, pensò bene di andare dai vicini per dire che ‘potrete essere chiamati, cosa avete sentito, che percezione avete avuto'”.

Conversazione quella tra Maria Pezzillo e i Liuzzi registrata da questi ultimi.

“La moglie dice di aver sentito ‘lo vedi papà’. Non ricordo queste parole di Martina ma poteva essere riferito a qualsiasi cosa. Quella frase la colloca prima del rumore”.

“Non sono nè giudice, mi permetto di dire quello che con tutta la sofferenza del momento ho percepito e tra di loro si contrattidicono”.

“Ci sono dichiarazioni che seppur non coincidenti l’una con l’altra non sono rilevanti a livello processuale”, continua Ciontoli.

LA FIGLIA DEI LIUZZI. A processo è stato dichiarato che Marco diceva “Scusa Marti”. Ma Antonio Ciontoli anche in questo caso torna a ripetere che in quel momento Marco stava chiedendo scusa a Massimiliano, il suo datore di lavoro.

Il perché Marco avrebbe dovuto chiedere scusa a Massimiliano, Ciontoli non se lo spiega.

“Il dottor Matera chiede all’infermiere che si chiamava Massimo se conosceva Marco perché Marco quando era al Pit ha ripetuto più volte ‘Scusa Massi'”.

Franca Leosini punta i riflettori sulle altre “teorie” avanzate dai mass media e da semplici cittadini, che a sparare cioè, sarebbe stato Federico.

“Di questa storia – dice Ciontoli – non so come sia potuto succedere. Gli atti del processo dicono altro e danno certezze che senza ombra di dubbio portano alla verità”.

L’INTERVISTA A MARINA CONTE SU DOMENICA IN. In quell’occasione Marina ha raccontato che secondo lei sarebbe stato Federico Ciontoli a sparare a Marco “perché altrimenti non si spiega il dopo”.

“Il rapporto che Federico aveva con Marco era tranquillo, di amicizia. Infatti più volte con i rispettivi fidanzati uscivano insieme. Federico ha iniziato l’università che essendo a Roma, frequentava ben poco casa. Il rapporto con Marco era cordiale, tranquillo”.

LO STUB. Franca Leosini durante la trasmissione riepiloga il numero di particelle rinvenute sul capofamiglia e i due figli per “smontare” la tesi di mamma Marina e altri che a sparare potrebbe essere stato Federico e non il padre.

LA CONDANNA IN PRIMO GRADO A 14 ANNI. “Non mi è mai sfiorata l’idea che Marco potesse morire. Per me il colpo era nel braccio e questa consapevolezza mi ha portato, sbagliando, a comportarmi in quel modo”.

“Omicidio volontario con dolo eventuale non è assolutamente la condanna che merito”.

“Quattordici anni sono troppi perché non ho voluto la morte di Marco”.

GLI INSULTI E LE MINACCE INDIRIZZATE ALLA FAMIGLIA, SUI SOCIAL. Franca Leosini bacchetta gli insulti sui social da parte di chi chiede “Giustizia per Marco”.

Antonio Ciontoli: “Rabbrividisco perché siamo delle persone normali che non merita tutto questo male. Stiamo soffrendo. Prima di mandare al patibolo ….”

PERCHE’ L’ACCANIMENTO CONTRO FEDERICO? “L’unico motivo che trovo nell’accanimento da parte della parte civile, di mamma Marina, di Federico come autore dello sparo, contro i dati processuali”.

CIONTOLI CONTRO I MEDIA. “I media dovrebbero aiutare una mamma disperata che comprensibilmente è disperata e piena di rabbia per la perdita di un figlio. A lei è dovuto e permesso tutto, principalmente da me, ma aiutarla non significa innescare dei dubbi per il solo processo mediatico, con il solo scopo processo mediatico. Ma il modo sarebbe quello di starle vicino con affetto e con amore”.

“ROVINATO LA VITA DELLA MIA FAMIGLIA”. “Li ho costretti a vivere una vita che non hanno scelto. Li sto costringendo a una sopravvivenza vera e propria e non so se mai riuscirò a perdonarmi questo errore. Questi grossi errori che ho fatti. Però il pensare che io non possa immaginare quanto sia dolorosa la perdita di un figlio o la morte di un giovane di 20 anni è impensabile”.

Antonio Ciontoli torna a chiedere perdono a mamma Marina e a papà Valerio.

SU VANNICOLA. Per Ciontoli si tratta di un “millantatore”. “Non l’ho mai conosciuto. Non sapevo che esistesse un negozio di catane, non sapevo nemmeno cosa fossero le catane”.

“L’unica telefonata fatta al maresciallo Izzo è stata all’1.18 dopo aver parlato con il dottor Matera al Pit. E’ stata l’unica chiamata al maresciallo Izzo”.

“Con Izzo rapporto cordiale tra colleghi. Izzo l’ho visto due, tre volte in tutta la mia vita. Sono andata a trovarlo quando ha preso l’incarico come comandante della stazione di Ladispoli. Mi presentai a lui dicendogli dove lavoravo”.

“L’ho chiamato perché volevo far intervenire i Carabinieri e per dire che avevo fatto un grosso guaio”.

“Su questo millantatore sta indagando la Procura”.

“Ho preso coscienza degli errori. Non ho preso coscienza di quello che sarà il mio futuro”.

“Ricordo all’uscita della sentenza di secondo grado la petizione popolare contro il mio reintegro nelle forze armate. Voglio tranquillizzare sia le persone comuni, sia i giornalisti che hanno supportato questa petizione che questa ipotesi, il rientro in forza armata, è chiusa in un cassetto che assieme ad altri tanti traguardi che per gli altri possono sembrare banali, come quello di ritornare a credere in se stesso, quello di poter credere di essere ancora utile alla società. Ho detto traguardi, che per me oggi vedo irraggiungibili, quindi intellettualmente così lontano da me l’ipotesi di un eventuale reintegro in forza armata”.

“Questo sono oggi: una persona fragile. Una persona vulnerabile che ha perso qualsiasi certezza”.

“In aula ho cercato di comunicare che dentro me c’è un dolore immenso e sono disposto a qualsiasi costo di stare vicino al dolore dei familiari, di Marina e Valerio”.

COSA CHIEDE AGLI ALTRI? “Vorrei solo fare una intima riflessione, forse anche una ultima riflessione. Sono già oltre tutto ciò. Quando i riflettori si spegneranno su questa vicenda rimarrà solo il dolore lacerante a cui ho condannato per i giorni avvenire in primis i genitori e poi tutte le persone che amano l’angelo Marco. Ben conscio che rimarrà la consapevolezza di quanto bello è stato Marco e di quanto avrebbe potuto essere. Per mio tragico errore, grosso errore. Perché quella colpa non sarà”.

LA VITA DI CIONTOLI E MARIA PEZZILLO. “Viviamo chiusi in casa. Esco solo in orari meno affollati, meno comuni. Ma non solo per la pressione mediatica, gli occhi puntati addosso, il sentirsi additato, il sentirsi insultato che forse sarebbe il minimo, ma anche perché stiamo soffrendo anche noi e quindi è come vivere in un carcere a cielo aperto. Ecco la vita che conduciamo”.

COME VIVONO FEDERICO E MARTINA. “Anche loro sopravvivono. Lontano da noi. Vivacchiano, arrabbattano. Lavoricchiano. Mio figlio Federico è laureato in ingegneria. Martina laureata in infermieristica”. Franca Leosini punta il dito contro la gogna mediatica che sta causando l’esclusione dal mondo del lavoro i due Ciontoli.

“La mia speranza è che mi diano un segnale – dice Ciontoli – Qualsiasi cosa mi possa e ci possa portare a vivere assieme a loro questa sofferenza. Oggi può sembrare utopia ma ci combatterò. Aspetto un loro segnale”.

“Non riesco a vedere futuro oggi. Oggi vedo un mondo in bianco e nero. Non vedo colori. Non posso vedere un futuro. Che futuro posso vedere? Il futuro ci penserà Dio per quello che mi riguarda e cercherò con tutte le mie forze di poter stare vicino alle persone a cui ho fatto del male. Spero che a livello penale finisca quanto prima perché voglio pagare per quello che ho fatto”.

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