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Arrestato Antonio Nicoletti, figlio di Enrico, boss della Magliana

L’Antimafia di Roma ha chiuso le manette ai polsi di 18 persone tra cui anche il figlio del boss Michele Senese: l’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso

Arrestato Antonio Nicoletti, figlio di Enrico, boss della Magliana –

La DIA di Roma ha eseguito 18 arresti in tutta Italia per fermare due diverse organizzazioni criminali con stanza proprio nella Capitale.

Tra gli arrestati due “figli d’arte”: Antonio Nicoletti, il cui padre Enrico era considerato il “cassiere” della Banda della Magliana, e Vincenzo Senese, figlio del boss camorrista Michele detto “o pazz”.

Le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso con finalità di estorsione, usura, riciclaggio, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni e vendita illegale di armi. Alle due organizzazioni sono stati sequestrati beni per oltre 131 milioni di euro, e in totale sono state indagate 57 persone.

Nei guai anche il produttore cinematografico Daniele Muscariello, arrestato l’anno scorso in un altro caso per riciclaggio, e l’ex manager di Achille Lauro, Angelo Calculli: a quest’ultimo sono state sequestrate tre società.

Anche Giorgio Bresciani, ex calciatore di serie A che esordì nel 1987 nel Torino, figura tra gli indagati.

Le indagini dell’Antimafia di Roma sono state avviate nel 2018 e hanno fatto emergere l’esistenza di due gruppi capitolini dediti al riciclaggio di denaro per conto di altre organizzazioni criminali, dalla camorra campana, alla ‘ndrangheta calabrese.

Il denaro della malavita finiva in diversi settori imprenditoriali, dalla vendita degli idrocarburi al settore cinematografico: si tratta di un giro di società fittizie e fatture false.

Per gli inquirenti a capo c’erano Antonio Nicoletti e Pasquale Lombardi, figura di riferimento nella zona di Aprilia, insieme a esponenti della camorra campana.

Per il GIP, Nicoletti avrebbe sfruttato i contatti di suo padre Enrico divenendo così il punto di riferimento delle cosche e delle ‘ndrine sul territorio capitolino.

Nell’indagine compaio anche altri nomi di personaggi legati alla storica criminalità romana degli Anni di Piombo, come Roberto Macori, ritenuto legato alla destra eversiva e “all’ombra” di Massimo Carminati. Secondo gli investigatori, Macori si era prima legato a Gennaro Mokbel e poi a Michele Senese e proprio il figlio del boss campano era a capo dell’organizzazione che gestiva la compravendita di idrocarburi.

(Fonte: Ansa)

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